Un detenuto nordafricano è morto la notte scorsa nel carcere milanese di San Vittore a causa, a quanto si è appreso, dell’inalazione del gas di una bomboletta da campeggio con cui si cucina nelle celle. Mohammed El Abbouby aveva partecipato alla rivolta che si era verificata al Cie [Centro identificazione ed espulsione] di via Corelli a Milano con altre 12 persone poi arrestate e condannate. Il Comitato antirazzista di Milano, con i suoi avvocati, parla apertamente di suicidio, mentre, in ambienti dell’Amministrazione penitenziaria si ipotizza anche che l’immigrato, come accaduto in altri casi in passato, abbia inalato il gas per perdere temporaneamente conoscenza e che ciò gli sia stato letale. Gli mancava, infatti, da scontare solo un mese. L’uomo è stato trovato vivo, ma non sono serviti i tentativi di salvarlo ed è morto in ospedale. Il Comitato considera El Abbouby «l’ennesima vittima del razzismo di uno stato che semina morte in ogni dove, in nome della democrazia imperialista che rappresenta». «Speriamo almeno – è scritto in un comunicato – che la sua morte possa servire a riscaldare i cuori e gli animi di coloro che, forse divorati dall’assuefazione, ritengono ancora che la lotta contro i Cie assuma un senso poco più che simbolico, o che sia una battaglia specifica, proprietà politica di una qualche parrocchia in cerca di gloria o rappresentanza». Il Comitato ricorda inoltre che il 19 gennaio, in Tribunale a Milano, si terrà l’udienza per quattro immigrati protagonisti di un’altra rivolta in via Corelli. «Facciamo in modo – conclude il Comitato – che il nostro compagno non sia morto invano e che sia davvero una giornata di lotta. Dedichiamo quella giornata a Mohamed El Abbouby».





Quello che sta succedendo qui a Milano e in tutta Italia, tutti questi soprusi nei confronti degli immigrati, fattsoprusi che vengono fatti passare per “ripristino della legalità”, mi lascia un enorme senso di sgomento e di vuoto. Vorrei reagire, ma mi sembra di non riuscire a trovare un modo adeguato. Ho paura di quello che siamo diventati, della strada che abbiamo preso! Pochi giorni fa si è celebrata la giornata della memoria, ma credo che non se ne sia compreso a pieno il significato, o meglio, non le è stato dato il significato che essa deve avere. C’erano le “leggi raziali” ora ci sono “leggi razziste”, non ci siamo molto lontani. E quando gli immigrati saranno cacciati via, qualcuno troverà altri diversi da cacciare: l’omosessuale, il disabile, chi ha un’idea politica diversa dalla propria… Dobbiamo reagire e fermarci, perchè questo non accada più. dobbiamo conoscerci e cercare di capirci, e se dall’alto ci spingono nella direzione opposta, verso il pregiudizio, verso la paura dell’altro, noi dobbiamo spingere in senso contrario, verso l’accoglienza, la conoscenza, la valorizzazione della diversità come risorsa e ricchezza per tutti.
Sono arrivata oggi per la prima volta nel vostro sito; Grazie per quello che fate, ciao.