Pubblichiamo l’articolo uscito il 4 marzo su Repubblica che racconta come, in alcune città, i migranti che hanno presentato la richiesta per la sanatoria ma avevano già ricevuto un foglio di via vengono espulsi verso i paesi d’origine.
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Pubblichiamo l’articolo uscito il 4 marzo su Repubblica che racconta come, in alcune città, i migranti che hanno presentato la richiesta per la sanatoria ma avevano già ricevuto un foglio di via vengono espulsi verso i paesi d’origine.
1. Come riferisce l’Ansa del nove febbraio, «nove persone sono state arrestate dalla Polizia di Siracusa, su disposizione del Gip del Tribunale di Catania, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico ufficiale. Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di Siracusa e successivamente dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, ruotano attorno a una presunta organizzazione criminale che aveva la sua base logistica nella chiesa di Bosco Minniti a Siracusa». Agli arresti domiciliari padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti, nei suoi confronti il Gip ipotizza il reato di associazione per delinquere. Sempre secondo l’Ansa gli «stessi reati sono contestati anche all’avvocato Aldo Valtimora, un professionista assai attivo anche lui nell’azione di sostegno e di assistenza ai migranti, e ad Antonino De Carlo, collaboratore di padre Carlo D’Antoni, anche loro posti agli arresti domiciliari».
La conoscenza di una lingua, di quelli che sono i principi costituzionali, un regolare contratto di lavoro e un alloggio dignitoso e anche questo ottenuto tramite stipula di contratto con valore legale, sono elementi che dovrebbero rientrare nel novero dei diritti garantiti a tutti e a tutte. Questo dovrebbe essere valido in un paese che si ritiene civile, che aspira anche a fornire gli strumenti basilari per l’eguaglianza, che insomma voglia rendere tutti cittadini in grado di poter realmente far parte di una società. Ma gli uomini e le donne migranti non sono, per chi ci governa, cittadini come gli altri, sono un corpo estraneo su cui legiferare senza alcun principio di realtà, solo e soltanto in nome della possibilità di raggranellare qualche voto in più in vista delle prossime competizioni elettorali, oggetti ottimi per fare demagogia e per drogare ancora di più la coscienza comune. Dopo il rinvio della giornata senza permesso, il 31 gennaio, a causa di una forte nevicata, un altro appuntamento è stato fissato per il 14 febbraio, dalle 10 fino a sera, al centro Katia Bertasi, in via Fioravanti 22, Bologna. Coordinamento migranti di Bologna e provincia Il 31 gennaio 2010 i lavoratori e le lavoratrici migranti e italiani di Bologna si troveranno per dare vita a una Giornata senza permesso. Quel giorno per noi la legge Bossi-Fini, il «Pacchetto sicurezza», il razzismo istituzionale che siamo costretti a vivere ogni giorno sulla nostra pelle non avranno alcun valore. Quel giorno saremo uniti e con la festa, la musica, il ballo, con la presenza dei nostri figli e delle nostre figlie daremo il segno chiaro che la nostra vita non può e non vuole essere schiacciata nelle maglie dello sfruttamento e del silenzio. Quel giorno prenderemo la parola senza chiedere il permesso. Pubblichiamo un appello lanciato da universitari italiani dopo i fatti di Rosarno. |
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